Camera 16 – È stato un anno sleale.

Blog  |  16 settembre 2014

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Parigi, 16 settembre 2014

Gli ultimi dodici mesi sono stati un viaggio nella slealtà. Che poi non me ne sono accorto subito. Non è stata una ricerca, ma una scoperta, come la mia vita. Ora invece sì. E’ una ricerca, la mia vita. La mia vita è i miei viaggi continui, gli spostamenti, il nomadismo, il senso di temporaneità. Una ricerca che passa attraverso i caffè del mattino, quelli al bar, quelli che fanno il mio pranzo, quelli in aereo quando riguardo per la centoventisettesima volta Tra le nuvole, quelli sul lato destro del letto, quelli dei giorni passati senza parlare neanche al telefono, quelli dei fogli scritti con immutabili pensieri, quelli delle camicie bianche, quelli delle maglie blu, quelli dei messaggi senza risposta. Gli ultimi dodici mesi sono stati un viaggio nella slealtà. Una slealtà che nasce da lontano. Una slealtà svelata da improbabili coincidenze, come quelle di destini che s’incrociano in una serata di festa, in luoghi carichi di esperienze altrui non vissute e perciò attraenti. Poi a poco a poco, la luce su quelle parole di fatti che un tempo furono fasti, diventa più chiara, netta. E le ombre diventano tagli. Ricordo bene le prime parole. Ricordo bene quella partenza. Quella domenica sera, con quel sorriso improvviso e spettacolare, perciò pericoloso. Ma è stata una falsa partenza, per me. Io partivo, tu no. Io immaginavo viaggi in territori sconosciuti, attraversamenti di confini mai visti prima, soggiorni in camere ignote, sguardi persi in nuovi orizzonti. Tu no. Tu dapprima sei rimasta dov’eri. Poi sei sparita. Le tue parole sono sparite.

One day baby, we’ll be old
Oh baby, we’ll be old
And think about the stories that we could have told..

Il primo messaggio. A volte le cose dovrebbero migliorare e invece peggiorano. Chi ha detto che dovrebbero migliorare? Te ne vai così? Volevo aiutarti, ma ti sto facendo del male. Te ne vuoi andare? E così vai, ho sempre saputo che non volevi restare.

Gli ultimi dodici mesi sono stati un viaggio nella slealtà. Non menzogneri, sleali. Ho conosciuto moltissime persone nuove che mi hanno raccontato la loro storia, ho conosciuto poche persone a cui ho raccontato la mia, sono stato un buon ascoltatore, uno stimato consigliere, un buon compagno di bevute, un apprezzato padrone di casa, un amante per qualche notte, un risveglio passeggero, ho conosciuto una donna in una libreria e abbiamo chiacchierato per cinque ore di fila, ho conosciuto una donna che aveva fatto due ore di aereo per conoscere chi le regalava emozioni con le parole, ho scritto su un foglio ogni cosa metteva in comune le donne che ho conosciuto in tutta la mia vita, non ho mai insultato, non ho mai tradito, ho una scatola vuota di ricordi.

Parigi oggi mi ha stancato. Non mi piace e non piace neanche a Beatrice. Ce lo diciamo mentre osserviamo nella vetrina di Celine la sua ultima borsa icona. Rifacciamo lo stesso pensiero anche davanti al portone di rue du pont neuf ricordando Murakami. Beatrice ha una bellezza sofisticata e perciò pericolosa. Il dialogo tra noi è sempre spericolato, come una corsa sull’ottovolante. E’ inarrivabile e perciò stancante Beatrice, ma non quanto Parigi. Beatrice ora dorme, ha lo sguardo lontano, leggero e svagato. La osservo, ma lei questo non lo sa.

Gli ultimi dodici mesi sono stati un viaggio nella slealtà. Ho fatto cose che non avrei voluto fare e cose che non ho fatto ma che avrei voluto fare. Gli ultimi dodici mesi sono stati un viaggio nella slealtà, e perciò ora ho bisogno di un conforto disinteressato. Lo ritrovo nel caffè mescolato con del whisky, sul mio nuovo divano grigio, con la lampada di cemento, le polaroid attaccate sulla lavagna di vetro, nelle note che scrivo a margine dei libri che leggo, nelle domande che mi scrivo sui taccuini che porto con me.

– Se ti faccio una domanda, me la dici la verità?

– Anche se mi fa male?

– Pensi che muoversi serva a trovare le risposte?

– Davvero?

– Davvero davvero?

– E pensi che troverò le mie risposte?

– Anche io non ne sono sicuro.

– Forse dovrei smettere di cercare?.

Ma dentro di me sento che devo ancora andare avanti. Per ora non ho trovato risposte, ma solo messaggi.

Ci sei, Beatrice? Avevo bisogno di te e tu non ce la facevi. Una pausa lunga. Sottofondo di auto, clacson, sirene, clèr che si abbassano, voci di persone che si salutano. Poi s’interrompono. Silenzio. Mi affaccio alla finestra su questa strada di foglie e di giallo. Voglio trovare chi mi prenda e invece trovo solo chi prende e va via. Voglio trovare Beatrice. Voglio dare un senso alle cose. E voglio che tu venga con me. Ora devo andare altrove. È stato un anno sleale.



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